La bandiera storica del Regio Liceo Ginnasio

La bandiera storica del Regio Liceo Ginnasio della nuova Italia unita, esposta nel cortile della scuola per gentile concessione del Museo del Sannio, il 31 ottobre 2011.

La Dirigente scolastica, prof. ssa Maria Felicia Crisci, il 31 ottobre 2011, così ha celebrato l’avvio ufficiale dell’anno scolastico 2011/2012 e ha commemorato i 150 anni dell’avvio dell’attività didattica del Regio Liceo Ginnasio della nuova Italia unita (istituito con regio decreto il 10 ottobre 1861)

 Quella del Liceo è una storia lunga. E’ la scuola più antica della città e della provincia di Benevento. Nasce come Collegio dei Gesuiti nel ’600, per volontà delle famiglie notabili, perché  i propri  figli potessero studiare a Benevento invece che a Roma. Ricordiamo che Benevento era Stato Pontificio e che  i ragazzi destinati agli studi, appartenenti  prevalentemente alla  nobiltà e alla borghesia cittadina, dovevano recarsi a Roma. Il Collegio Gesuitico rimane in vita fintanto che Ferdinando IV di Borbone non lo  sopprime nel 1768. Il Liceo conosce poi il decennio francese. Nel 1802 Benevento diventa Principato e Talleyrand ne diventa principe. Di fatto, non  verrà mai in questa città. Manda invece  un suo giovane  luogotenente, Louis de Beer, che istituisce scuole pubbliche sul modello francese ; il Liceo diventa Regio Liceo il 17 Aprile 1810. Con la sconfitta di Napoleone  ritorna lo Stato Pontificio, ritornano i Gesuiti fino al 1860. Con l’unità d’Italia, il 17 Marzo 1861 le scuole diventano scuole del Regno Unito d’Italia. Con il Decreto del  10 Ottobre 1861  nasce il Regio Liceo Ginnasio; i corsi avranno ’inizio  il 30 Ottobre 1861. Dopo varie vicende, tra le quali la riforma Casati, ereditata dal Piemonte, pensata per il Lombardo-Veneto ed estesa a tutto il territorio nazionale,  tra ombre e luci e molte difficoltà, il Liceo Ginnasio rimase, comunque, il pilastro della formazione della classe dirigente dello Stato nazionale. All’interno del dibattito sulla scuola mi sento di dire ai miei ragazzi che la cultura classica è ancora viva e ha ancora un valore formativo mentre molti pensano di decretarne la fine. Un passo di Giampiero Bergami, economista del Corriere della Sera, alla domanda se hanno ancora una funzione gli studi classici, risponde che assolutamente sì, hanno una funzione; chiaramente vanno riveduti e rapportati al mondo contemporaneo e … certo, anche chi studia logica e geografia ottiene risultati simili, ma nulla come la traduzione di una lingua lontana aiuta a dominare la complessità, a concentrarsi sull’analisi prima di passare al giudizio.

 

Si allega l'intervista al prof. Elio Galasso.